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Suggerimenti per la raccolta e lo stoccaggio delle olive.

 

Fonte: Regione Toscana-Servizio fitosanitario

 

Per quanto riguarda le caratteristiche varietali si ricorda anche che le principali cultivar presenti
in Toscana sono riconducibili al seguente schema di massima:
Leccino maturazione precoce e uniforme. Moraiolo maturazione tardiva e uniforme. Frantoio
maturazione tardiva e scalare. Pendolino maturazione tardiva e scalare.
Può essere utile sottolineare che rispetto a questo schema in questa campagna 2017, a causa
dell'andamento stagionale, e del forte stress idrico subito dalle piante si notano delle forti
variazioni per quanto riguarda l’invaiatura, e si può evidenziare molto spesso un'invaiatura
(cambio del colore esterno del frutto) molto avanzata su quasi tutte le varietà, ricordiamo
inoltre, che il colore della buccia non ha una diretta correlazione con la maturazione fisiologica
del frutto nelle sue parti. Quindi è fondamentale eseguire una attenta analisi del reale stato di
maturazione inolizione.
Con le informazioni derivanti da studi scientifici a disposizione, si può affermare che le migliori
caratteristiche organolettiche e di conservabilità dell'olio si ottengono tendenzialmente con
olive che non hanno ancora raggiunto la completa maturazione, anche definita maturazione
fisiologica.
Ovviamente queste considerazioni devono essere unite alle caratteristiche organizzative
aziendali a carattere tecnico che necessariamente influiscono sulla scelta dell’epoca di raccolta.
Tra queste si segnala l’opportunità di procedere ad una raccolta anticipata SOLO in occasione di
infestazioni di mosca olearia ai primi stadi di sviluppo (uova, larve di prima e di seconda età).
Anticipare la raccolta consentirebbe in questo caso di frangere le olive prima che le larve
all’interno delle drupe determinino danni sensibili alla qualità dell’olio, danni che si manifestano
con valori di acidità e perossidi più elevati e con la presenza di difetti organolettici riscontrabili
all’assaggio. In tal caso importante non solo l'anticipo ma ancor più la tempestiva raccolta,
infatti sarebbe del tutto inutile iniziare anticipatamente per poi effettuare la raccolta in tempi
molto lunghi.
Ricordiamo alcuni principi elementari utili nel perseguire la qualità organolettica dell'olio
prodotto.
Il distacco delle olive deve avvenire manualmente o mediante mezzi meccanici (agevolatori o
scuotitori); I tempi di stoccaggio delle olive in attesa della frangitura dovranno comunque
essere ridotti al minimo, si parla di tempi inferiori alle 48/36 ora in caso di olive molto sane, a
maggior ragione quelle più colpite dalla mosca in cui sarà importante in conferimento in serata
delle olive raccolte.
Nel caso si debbano immagazzinare olive sane, comunque per brevi periodi, in attesa della
frangitura, sarà comunque necessario mantenerle in strati non superiori ai 10 cm di spessore
in cassette di plastica forate (e all’occorrenza pulite), impilate l'una sull'altra, in locali freschi e
ben aerati, al riparo dall'acqua, dal vento, dalle gelate e specialmente lontano da odori
sgradevoli (stalla, gasolio, etc.).
Possono apparire pratiche lontane nel tempo ma è sempre bene evidenziare anche cosa non
fare assolutamente, ricordandoci che partite gestite male e non idee alla frangitura possono
causare rallentamenti nelle lavorazioni per la necessità di ulteriori lavaggi degli impianti o
possono anche essere rifiutate dai frantoi.
Sono da sconsigliare la "bacchiatura" con canne o pertiche e la raccattatura delle olive da
terra; in questi casi infatti si andrà incontro, rispettivamente, al danneggiamento dei frutti e al
recupero di olive in sovra maturazione molto spesso attaccate dalla mosca olearia. Queste olive
cadute, che sono state più o meno a lungo a contatto con terreno, erba e altri elementi esterni,
possono subire degradazioni ossidative o fermentative che conferiscono sapori sgradevoli
all’olio.
E’ sempre preferibile evitare di accatastare le cassette con le olive all’aperto sotto teli di
plastica, e comunque scegliere luoghi molto ben riparati dal sole e dai venti freddi.
E' assolutamente da evitare l'accumulo di olive in sacchi di juta, di plastica o in mucchi a terra.

IL SOVESCIO

IL SOVESCIO . Fonte : AGRICULTURA.IT

Il sovescio, generalmente poco considerato in agricoltura convenzionale, si rivela una pratica realmente indispensabile per chi coltiva col metodo biologico e ancor di più per chi ha i terreni in conversione, che assume un ruolo importante nella gestione del suolo. Il sovescio è una tecnica di concimazione verde impiegata per aumentare la fertilità del terreno. La tecnica del sovescio – consiste nel concimare un terreno, interrandovi colture erbacee in purezza o consociate, per arricchire un terreno carente di sostanze nutritive fondamentali per il fabbisogno delle piante, quali per esempio l’azoto. Considerata anche a livello ministeriale una buona pratica agricola (MIPAAF – D.M. 19 aprile 1999), la pratica del sovescio è pari a quella della preparazione del terreno, della rotazione e dell’impiego dei mezzi tecnici in agricoltura. Il sovescio, di fatto è di facile applicazione, e produce grandi risultati, per la positiva influenza sulle caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche del terreno. Può essere considerato come soluzione fondamentale, anche, per le aziende che non hanno zootecnia, poiché la pratica del sovescio è in grado di produrre enormi quantità di azoto a costi decisamente contenuti ed in modo eco-sostenibile, rispetto all’azoto apportato con mezzi tecnici, di tipo sintetico.

L’azione delle radici delle colture da sovescio migliora la qualità e le caratteristiche del suolo
L’azione delle radici delle colture da sovescio migliora la qualità e le caratteristiche del suolo

Quali colture per il sovescio La scelta delle colture da sovescio, infatti, è determinante, sia in funzione della produzione di biomassa (obiettivo primario del sovescio), sia in funzione di specifiche necessità come l’apporto di elementi o altri benefici al terreno. In generale, si preferiscono colture che riescano a radicare velocemente nel terreno e produrre il massimo della biomassa nel periodo che intercorre tra la semina del sovescio e l’impianto della coltura che ne beneficerà. Per questo, tra le varietà più utilizzate si hanno molte tipologie di leguminose come: lupino, favino, trifoglio, veccia, sulla, etc.; ma vengono impiegate anche altre come: grano saraceno, orzo, rafano, senape e piante mellifere. Indubbiamente il sovescio di leguminose consente di ottenere i maggiori risultati in quanto produce un maggior arricchimento di azoto. Generalmente, però, l’erbaio misto è la scelta tecnica più corretta, poiché, c’è un minor rischio, e maggior equilibrio nei tempi di rilascio dei nutrienti (più rapido nelle leguminose e più lento per le graminacee) senza considerare una maggiore biodiversità.

Sovescio: Miscuglio di senape bianca (20%) e veccia sativa (80%). Seminato a 50 kg/ha
Sovescio: Miscuglio di senape bianca (20%) e veccia sativa (80%). Seminato a 50 kg/ha

Come eseguire al meglio il sovescio Come le altre pratiche agricole, anche per il sovescio valgono le buone regole della rotazione colturale. L’agricoltore, infatti, dovrebbe evitare di impiegare solo leguminose, o seminare ripetutamente graminacee sulla stessa particella, per limitare gli attacchi dei parassiti specifici di queste famiglie, in modo prevenire tali problematiche utilizzando un misto di colture di copertura per apportare benefici agronomici che superano la coltura stessa.

Cosa sono le colture di copertura e a cosa servono Si tratta di colture che non si raccolgono e che non si vendono, ovvero usate per migliorare la fertilità del suolo a favore di quelle che seguono, dando un profitto, affinché forniscano una serie di vantaggi agronomici che si consolidino negli anni:

  • le masse radicali, di diversa conformazione ed estensione, penetrando nel terreno, effettuano una vera e propria lavorazione del suolo, favorendo l’arieggiamento e contribuendo alla creazione degli interstizi per il miglior rifornimento di acqua e di sostanze nutritive;
  • le leguminose, piante azotofissatrici per antonomasia, fissano l’azoto atmosferico, aumentando il contenuto di azoto presente nel suolo;
  • le colture di copertura trattengono l’azoto che non è stato utilizzato nella coltivazione, restituendolo al terreno ed evitando così inutili perdite per dilavamento;
  • la tecnica del sovescio invernale, grazie alla vegetazione presente sul terreno ed alla copertura del suolo durante i mesi invernali, protegge dall’erosione, dal franamento e dagli effetti disgreganti provocati dalle piogge battenti e dai fenomeni di ruscellamento;
  • utilizzare le colture di copertura permette di togliere luce alle infestanti in quanto questi si sviluppano molto meno rispetto a un terreno nudo.

In alcuni contesti il sovescio, però, anche se eseguito correttamente, può non dare i risultati sperati: inquinamento ambientale, terreni particolarmente depauperati, scarsa presenza di microrganismi utili, possono pregiudicarne la buona riuscita.

La Cimice Asiatica

La Cimice Asiatica

Fonte: IlFattoQuotidiano.it / Ambiente & Veleni 22 ottobre 2017

Invasione di cimici asiatiche nel nord Italia. L’allarme di Coldiretti: “Distrutto il 40% del raccolto di pere e kiwi”

Più grandi e molto più resistenti di quelle nostrane, la Halyomrpha halys attacca oltre 300 tipi di colture differenti. "È necessario investire sulla ricerca e su strumenti di difesa passiva"

Sono arrivate in Italia 5 anni fa saltando giù da un furgone a Campogalliano e in poco tempo si sono disperse a macchia d’olio spingendosi fino al Trentino e alle Marche. Le cimici asiatiche hanno letteralmente invaso le campagne italiano del nord Italia e nel'ultimo anno hanno distrutto il 40% del raccolto di pere e kiwi. Fermarle è molto più complicato rispetto alle cimici nostrane; quelle asiatiche, infatti, sono molto più resistenti e i pesticidi molto spesso non hanno effetto, sono in grado di volare per 2 chilometri al giorno e si riproducono molto velocemente: una madre può deporre fino a 285 uova l’anno.

La paura, adesso, è che le cimici possano spostarsi nelle case per ripararsi dal freddo. “Aggrediscono 300 tipi di colture diverse – sostiene Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti – L’invasione è stata molto veloce, dobbiamo reagire in maniera altrettanto tempestiva investendo sulla ricerca e su strumenti di difesa passiva”.

La cimice asiatica si differenzia da quelle nostrane, oltre che per la voracità, anche per la sua grandezza: la Halyomrpha halys, il nome con cui è identificata, raggiunge una lunghezza di 1,5-1,7 centimetri. Di colore molto più scuro, le cimici asiatiche sembrano trovarsi molto a loro agio nel nostro Paese. Se il clima delle loro zone di provenienza (Giappone, Cina, Corea) garantisce loro una solo generazione all’anno, con il clima mediterraneo riescono a raggiungerne quattro. Secondo Coldiretti, le cimici asiatiche sono destinate a raggiungere anche il sud Italia. Chi sta cercando di capirne di più è l’Università di Modena: da quando questo “alieno invasivo” è arrivato in Italia, a Modena è cominciato lo studio del Dna di questo particolare tipo di insetto per cercare di capire come fermarla. Secondo uno studio del 2016 prodotto dalla stessa Università, la cimice è arrivata anche in America nel 2010 e ha prodotto danni per milioni di dollari, mentre le segnalazioni in Italia sono più che raddoppiate dal 2012 al 2015. Unica consolazione, non pungono uomini. Dopo la normativa europea che dall’anno prossimo porterà gli insetti sulle tavole italiane, chissà se un modo per fermarle sarà quello di mangiarle…

Aceto per la disinfezione delle forbici da potatura e attrezzi simili

Decisamente più intuitivo l'utilizzo di soluzioni acetiche per la disinfezione delle forbici da potatura e altri attrezzi per evitare la diffusione di malattie fungine e batteriche quali colpo di fuoco e cancri rameali. Anche la preparazione del trattamento è meno problematica: basta diluire 50 ml di aceto all'8% di acido acetico o 30 di prodotto al 14% per litro d'acqua e la soluzione disinfettante è pronta. Anche qui l'ente che ha ottenuto l'approvazione è francese e si occupa della difesa degli spazi verdi. Da segnalare che l'aceto è anche nell'elenco ufficiale dei corroboranti utilizzabili in agricoltura biologica, assieme alla propoli e alle preparazioni biodinamiche, per citare solo due esempi. FONTE  AGRONOTIZIE 

La presentazione del pomodoro SUN BLACK

Questo video è stato girato presso l'Agraria IL PONTICELLO durante la presentazione del pomodoro nero SUN BLACK. Ringraziamo la relatrice Dott. Lucia Paoletti e l' Azienda L' ORTOFRUTTIFERO di loc. Arena Metato Pisa.

Questo video è stato girato presso l'Agraria IL PONTICELLO durante la presentazione del pomodoro nero SUN BLACK. Ringraziamo la relatrice Dott. Lucia Paoletti e l' Azienda L' ORTOFRUTTICOLO di loc. Arena Metato Pisa.

Il pomodoro nero Sun Black frutto della ricerca Italiana, deriva da un progetto sviluppato e coordinato dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con le Università di Pisa, Modena, Reggio Emilia e Viterbo. L'obbiettivo raggiunto, è quello di avere concentrato in un unico alimento le proprietà nutraceutiche e benefiche del pomodoro e dei frutti a buccia nera, come il mirtillo e l'uva nera.

 

Il Sun Black, NON è un derivato OGM ma è stato ottenuto con la tecnica dell'incrocio naturale delle specie. I genitori hanno la particolarità, uno di possedere antociani nelle foglie e nel fusto, l'altro di contenerne una piccolissima quantità nella buccia. Dalla loro unione è nato il pomodoro con la buccia nera ricchissima di antociani, potenti antiossidanti utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento.

 

La polpa del frutto mantiene il classico colore rosso del pomodoro maturo ricco di licopene. In commercio si trovano diverse varietà di pomodori a buccia scura, ma è tale solo per un difetto genetico, dovuto alla mancata degradazione della clorofilla che normalmente avviene durante il processo di maturazione dei frutti. Solo il Sun Black quindi presenta buccia scura per la presenza di antociani.

 

Il pomodoro Sun Black dopo un lungo periodo di sperimentazione, la scorsa primavera è stato lanciato in esclusiva europea dall’azienda l'Ortofruttifero di Pisa che ne detiene tutti i diritti commerciali per altri quattro anni.

La caratteristica di pianta semideterminata (pianta dal contenuto sviluppo vegetativo), ne permette la coltivazione con ottimi risultati anche sul balcone, con la possibilità di scelta tra le due varietà: ciliegino e grappolo.

 

Altro elemento distintivo del Sun Black è la maggiore serbevolezza e la minore sensibilità alla muffa , patogeno che in condizioni “normali” colpisce i pomodori dopo la raccolta.

 

La resistenza si deve proprio al potere antiossidante degli antociani: il pomodoro nero infatti dimostra che il segreto della resistenza ai funghi è proprio nella sua buccia nera.

TARLO ASIATICO

TARLO ASIATICO

Piralide del Bosso

Piralide del Bosso

Visto che in molti hanno avuto le piante di bosso attaccate dalla piralide ho pensato di segnalarvi questo link molto interessante da leggere al riguado.  LA PIRALIDE DEL BOSSO  a cura del Servizio Fitosanitario Regione Toscana

Prodotti utilizzabili contro la piralide del bosso

Prodotti utilizzabili contro la piralide del bosso

TAP-TRAP la trappola per la mosca dell' olivo disponibile anche nel nostro negozio

 

Esche da introdurre nelle bottiglie: Acqua 400/500 cl. + Farina di pesce (un cucchiaio) oppure direttamente del pesce (in base alla dimensione 1 o 2 sarde o acciughe, anche avariate). Con tutte e due le soluzioni è bene aggiungere 100 cl. di Ammoniaca liquida.

 

xylosandrus compactus l' insetto che sta devastando le piante di alloro 1.2

xylosandrus compactus l' insetto che sta devastando le piante di alloro 2.2

Acari che corrono sulla pagina inferiore di una foglia di vite

ACARI SU FOGLIA DI ALLORO

Larva di cavolaia minore o rapaiola

La Vespa velutina, un nuovo pericolo
per le api italiane. Andate a leggere le pagine 4 e 5 del documento. Fonte IASMA NOTIZIE

Sfoglia Karpòs Magazine la rivista di "alimentazione e stile di vita". In questo numero in evidenza: Cavolfiori e come sciegliere l'olio.

Cliccando su   IL PUNTERUOLO ROSSO  DELLE  PALME puoi leggere tutte le informazioni divulgate dalla Regione Toscana sul grave problema che crea questo insetto

Classificazione degli spumanti in base al residuo di zucchero