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Speranza dei frutticoltori, chi è e come si comporta la vespa samurai

FONTE: AGRONOTIZIE

CIMICE. SPERANZA DEI FRUTTICOLTORI - LA VESPA SAMURAI -

Si sviluppa a spese delle uova delle cimici impedendone la nascita. Prima di utilizzarla come arma biologica servirà una procedura burocratica che comprende una valutazione del rischio

Barbara Righini di Barbara Righini

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T. japonicus si sviluppa a spese delle uova delle cimici: depone le sue all'interno di quelle della cimice e lì si sviluppa fino a diventare adulto
Fonte foto: Crea Firenze

Iniziamo intanto chiamandola con il suo vero nome, ovvero:  Trissolcus japonicus. E' sulla bocca di tutti, è in questo momento la speranza di tutti i frutticoltori del Nord Italia, ma chiamandola ' vespa samurai' non le si rende giustizia: è piccolissima, meno di un millimetro di grandezza, non è aggressiva, si nutre di polline e nettare ed è l' antagonista naturale dell'incubo economico e ambientale di nome  Halyomorpha halys, la  cimice asiatica.

Sì, è un'aliena, ed ecco perché, prima di poterla utilizzare come agente di controllo biologico della cimice asiatica occorreranno ancora molte riflessioni.  T. japonicus fa parte dell'ordine degli imenotteri, è un parente stretto delle api, e arriva dall'Asia, così come la temuta cimice marmorizzata.

Da un anno il  Crea di Firenze, dopo aver richiesto tutte le autorizzazioni del caso e averla importata, la sta allevando in camera di quarantena, per studiarne le caratteristiche, le potenzialità e per verificarne l'impatto ambientale in caso di lanci controllati dell'insetto, in vista del suo utilizzo nell'ambito di programmi di ' lotta biologica classica' contro  Halyomorpha halys. Per la precisione, oltre all'aplotipo importato dal Crea, in Italia sono stati trovati diversi esemplari, in più regioni del Nord.  T. japonicus e  Trissolcus mitsukurii sono accidentalmente entrati in Italia, così come accidentalmente è stata introdotta la stessa cimice asiatica nel 2012 (anche se si pensa che sia nel nostro paese dal 2009).

Cosa ha stabilito il Crea, in un anno di studi?  T. japonicus si sviluppa a spese delle uova delle cimici, non solo di quella asiatica, depone le sue all'interno di quelle della cimice e lì si sviluppa fino a diventare adulto. Di fatto ne impedisce la nascita. In laboratorio  T. japonicus raddoppia la popolazione ogni cinque-sei giorni, in natura invece, secondo la letteratura disponibile, compie quattro generazioni l'anno.  Si moltiplica quindi  molto velocemente (la cimice compie due generazioni l'anno anche se, ogni femmina, nella sua vita, depone fra le 215 uova e le 275 uova, a seconda che si tratti della generazione estiva o svernante), la proporzione maschi/femmine in una covata, è nettamente sbilanciata verso le femmine (il 70% delle nascite), ogni femmina può deporre 70 uova e, soprattutto,  è in grado di parassitizzare fino al 90% delle uova di cimice asiaticaT. japonicus inizia a riprodursi, sempre in laboratorio, a 24 gradi.

Sul fatto che sia quello che ci vuole per riportare la situazione sotto controllo,  Pio Federico Roversi, direttore proprio del Crea di Firenze, non ha alcun dubbio:  "Chiariamo subito - ci ha detto Roversi durante un'intervista telefonica -  nessuno pensa di eradicare la cimice asiatica. Non è possibile eradicarla, si tratta di riportare il sistema in equilibrio". Tradotto, ciò significa che neanche  T. japonicus è in grado di eliminare completamente la cimice asiatica:  Halyomorpha halys si è stabilita sul nostro territorio, si è perfettamente adattata e resterà. 'Riportare il sistema in equilibrio' significa però che le popolazioni possono essere ricondotte a un numero tale da  non rappresentare più una seria minaccia per l'agricoltura"Una volta che T. japonicus si sarà insediato credo possa essere un fattore di controllo veramente importante. E' necessario rischiare di essere ottimisti", ha detto ancora Roversi al nostro microfono rispondendo alla domanda se  T. japonicus potrà essere risolutivo della questione cimice asiatica. Ciò che è certo è che si riproduce velocemente ed è efficiente.

Prima di poter procedere alla sua moltiplicazione in laboratorio allo scopo di utilizzarla come arma biologica, occorrerà  una procedura burocratica che potrebbe non essere poi così lunga, procedura che comprende un risk assessment e una successiva valutazione del ministero della Salute. Si deve stabilire se  T. japonicus costituisca un rischio per l'ambiente, possa sconvolgere gli equilibri o danneggiare insetti utili autoctoni. Poco importa il fatto che la vespa sia già arrivata sul territorio in maniera accidentale perché, in questo caso,  il punto è riprodurla per poi effettuare lanci controllatiT. japonicus depone le proprie uova solo all'interno di uova di cimice, tutte le cimici però, compresa l' Arma custos, insetto presente nei nostri areali e che è considerato benefico.

Impossibile anticipare le valutazioni del ministero, ma ciò che si sa, a proposito dell' A. custos e dell'interazione della vespa samurai con uova di cimice che non siano quelle dell'asiatica è che, potendo scegliere, in situazione semi naturale,  T. japonicus preferisce le uova di cimice asiatica. Ci sono poi alcune considerazioni di cui tenere conto: una cosa è mettere la vespa samurai a contatto con uova di diverse cimici in laboratorio e un'altra è, per il parassitoide, riuscire a trovare, in campo, uova diverse da quelle di  H. halys.

L' Università di Perugia ha condotto tre anni di  prove in Canada, assieme all'Università di Montreal, osservando il comportamento della vespa rispetto alle uova di un insetto utile indigeno, il  Podisus maculiventris, sempre una cimice. In Italia  P. maculiventris non è presente ma possono essere comunque fatti dei parallelismi.  "Ci siamo chiesti - ha detto ad  AgroNotizie il professor  Eric Conti, uno degli autori dello studio -  se, in campo aperto, le uova di cimice diversa dall'asiatica, richiamino il T. japonicus. Abbiamo fatto prove con olfattometri. La conclusione della nostra ricerca è che T. japonicus parassitizza sì uova di P. maculiventris ma solo se, per caso, se le trova davanti perché altrimenti non riesce a localizzarle. C'è infatti da considerare che per centinaia e centinaia di anni T. japonicus si è sviluppato, in Oriente, assieme alla cimice marmorizzata ed è di quella che sente l'odore. Per localizzare le sue uova segue l'odore delle femmine gravide o risponde al richiamo inviato dalle piante stesse quando sono fatte bersaglio da Halyomorpha halys che depone sulle loro foglie le proprie uova".

Per quanto riguarda l' Arma custos, della cui sorte in Italia si è preoccupati, il direttore del Crea di Firenze è fermamente convinto che ci si trovi in una situazione in cui si debba scegliere il male minore:  "Si tratta pur sempre di un'analisi costi/benefici, noi dobbiamo porre rimedio a una situazione che è drammatica" ha detto ancora durante l'intervista concessa ad  AgroNotizie"Ad oggi il mondo agricolo si sta rivolgendo a un uso massiccio di fitofarmaci e questo comporta anche fare tabula rasa di altri insetti utili che tengono sotto controllo altre minacce. C'è anche da tener presente che le uova della cimice asiatica agiscono come 'trappola ecologica' per molti insetti utili indigeni. La maggior parte dei parassitoidi europei soccombe se attacca le uova della cimice".

Fra il 2014 e il 2018, solo per la pera, in Emilia Romagna, nei disciplinari di produzione integrata si è passati da cinque trattamenti (organofosfati e neonicotinoidi) a dieci trattamenti, introducendo anche i piretroidi, tutti insetticidi ad ampio spettro. Anche di questo il  ministero della Salute dovrà tener conto,  valutando il risk assessment per l'introduzione della cosiddetta vespa samurai. Un precedente positivo è costituito dal benestare del Governo neozelandese che ha condotto un'analisi di rischio e ha, di recente, concesso l'ok preventivo al lancio di  T. japonicus, qualora la cimice asiatica dovesse arrivare sul loro territorio. I neozelandesi quindi, se  Halyomorpha halys dovesse mai presentarsi al controllo passaporti, sono già pronti ad accoglierla con cannoni armati di uova di  T. japonicus.
olio extra vergine di oliva

IL SOVESCIO

IL SOVESCIO . Fonte : AGRICULTURA.IT

Il sovescio, generalmente poco considerato in agricoltura convenzionale, si rivela una pratica realmente indispensabile per chi coltiva col metodo biologico e ancor di più per chi ha i terreni in conversione, che assume un ruolo importante nella gestione del suolo. Il sovescio è una tecnica di concimazione verde impiegata per aumentare la fertilità del terreno. La tecnica del sovescio – consiste nel concimare un terreno, interrandovi colture erbacee in purezza o consociate, per arricchire un terreno carente di sostanze nutritive fondamentali per il fabbisogno delle piante, quali per esempio l’azoto. Considerata anche a livello ministeriale una buona pratica agricola (MIPAAF – D.M. 19 aprile 1999), la pratica del sovescio è pari a quella della preparazione del terreno, della rotazione e dell’impiego dei mezzi tecnici in agricoltura. Il sovescio, di fatto è di facile applicazione, e produce grandi risultati, per la positiva influenza sulle caratteristiche chimiche, fisiche e microbiologiche del terreno. Può essere considerato come soluzione fondamentale, anche, per le aziende che non hanno zootecnia, poiché la pratica del sovescio è in grado di produrre enormi quantità di azoto a costi decisamente contenuti ed in modo eco-sostenibile, rispetto all’azoto apportato con mezzi tecnici, di tipo sintetico.

L’azione delle radici delle colture da sovescio migliora la qualità e le caratteristiche del suolo
L’azione delle radici delle colture da sovescio migliora la qualità e le caratteristiche del suolo

Quali colture per il sovescio La scelta delle colture da sovescio, infatti, è determinante, sia in funzione della produzione di biomassa (obiettivo primario del sovescio), sia in funzione di specifiche necessità come l’apporto di elementi o altri benefici al terreno. In generale, si preferiscono colture che riescano a radicare velocemente nel terreno e produrre il massimo della biomassa nel periodo che intercorre tra la semina del sovescio e l’impianto della coltura che ne beneficerà. Per questo, tra le varietà più utilizzate si hanno molte tipologie di leguminose come: lupino, favino, trifoglio, veccia, sulla, etc.; ma vengono impiegate anche altre come: grano saraceno, orzo, rafano, senape e piante mellifere. Indubbiamente il sovescio di leguminose consente di ottenere i maggiori risultati in quanto produce un maggior arricchimento di azoto. Generalmente, però, l’erbaio misto è la scelta tecnica più corretta, poiché, c’è un minor rischio, e maggior equilibrio nei tempi di rilascio dei nutrienti (più rapido nelle leguminose e più lento per le graminacee) senza considerare una maggiore biodiversità.

Sovescio: Miscuglio di senape bianca (20%) e veccia sativa (80%). Seminato a 50 kg/ha
Sovescio: Miscuglio di senape bianca (20%) e veccia sativa (80%). Seminato a 50 kg/ha

Come eseguire al meglio il sovescio Come le altre pratiche agricole, anche per il sovescio valgono le buone regole della rotazione colturale. L’agricoltore, infatti, dovrebbe evitare di impiegare solo leguminose, o seminare ripetutamente graminacee sulla stessa particella, per limitare gli attacchi dei parassiti specifici di queste famiglie, in modo prevenire tali problematiche utilizzando un misto di colture di copertura per apportare benefici agronomici che superano la coltura stessa.

Cosa sono le colture di copertura e a cosa servono Si tratta di colture che non si raccolgono e che non si vendono, ovvero usate per migliorare la fertilità del suolo a favore di quelle che seguono, dando un profitto, affinché forniscano una serie di vantaggi agronomici che si consolidino negli anni:

  • le masse radicali, di diversa conformazione ed estensione, penetrando nel terreno, effettuano una vera e propria lavorazione del suolo, favorendo l’arieggiamento e contribuendo alla creazione degli interstizi per il miglior rifornimento di acqua e di sostanze nutritive;
  • le leguminose, piante azotofissatrici per antonomasia, fissano l’azoto atmosferico, aumentando il contenuto di azoto presente nel suolo;
  • le colture di copertura trattengono l’azoto che non è stato utilizzato nella coltivazione, restituendolo al terreno ed evitando così inutili perdite per dilavamento;
  • la tecnica del sovescio invernale, grazie alla vegetazione presente sul terreno ed alla copertura del suolo durante i mesi invernali, protegge dall’erosione, dal franamento e dagli effetti disgreganti provocati dalle piogge battenti e dai fenomeni di ruscellamento;
  • utilizzare le colture di copertura permette di togliere luce alle infestanti in quanto questi si sviluppano molto meno rispetto a un terreno nudo.

In alcuni contesti il sovescio, però, anche se eseguito correttamente, può non dare i risultati sperati: inquinamento ambientale, terreni particolarmente depauperati, scarsa presenza di microrganismi utili, possono pregiudicarne la buona riuscita.

La Cimice Asiatica

La Cimice Asiatica

Fonte: IlFattoQuotidiano.it / Ambiente & Veleni 22 ottobre 2017

Invasione di cimici asiatiche nel nord Italia. L’allarme di Coldiretti: “Distrutto il 40% del raccolto di pere e kiwi”

Più grandi e molto più resistenti di quelle nostrane, la Halyomrpha halys attacca oltre 300 tipi di colture differenti. "È necessario investire sulla ricerca e su strumenti di difesa passiva"

Sono arrivate in Italia 5 anni fa saltando giù da un furgone a Campogalliano e in poco tempo si sono disperse a macchia d’olio spingendosi fino al Trentino e alle Marche. Le cimici asiatiche hanno letteralmente invaso le campagne italiano del nord Italia e nel'ultimo anno hanno distrutto il 40% del raccolto di pere e kiwi. Fermarle è molto più complicato rispetto alle cimici nostrane; quelle asiatiche, infatti, sono molto più resistenti e i pesticidi molto spesso non hanno effetto, sono in grado di volare per 2 chilometri al giorno e si riproducono molto velocemente: una madre può deporre fino a 285 uova l’anno.

La paura, adesso, è che le cimici possano spostarsi nelle case per ripararsi dal freddo. “Aggrediscono 300 tipi di colture diverse – sostiene Lorenzo Bazzana, responsabile economico di Coldiretti – L’invasione è stata molto veloce, dobbiamo reagire in maniera altrettanto tempestiva investendo sulla ricerca e su strumenti di difesa passiva”.

La cimice asiatica si differenzia da quelle nostrane, oltre che per la voracità, anche per la sua grandezza: la Halyomrpha halys, il nome con cui è identificata, raggiunge una lunghezza di 1,5-1,7 centimetri. Di colore molto più scuro, le cimici asiatiche sembrano trovarsi molto a loro agio nel nostro Paese. Se il clima delle loro zone di provenienza (Giappone, Cina, Corea) garantisce loro una solo generazione all’anno, con il clima mediterraneo riescono a raggiungerne quattro. Secondo Coldiretti, le cimici asiatiche sono destinate a raggiungere anche il sud Italia. Chi sta cercando di capirne di più è l’Università di Modena: da quando questo “alieno invasivo” è arrivato in Italia, a Modena è cominciato lo studio del Dna di questo particolare tipo di insetto per cercare di capire come fermarla. Secondo uno studio del 2016 prodotto dalla stessa Università, la cimice è arrivata anche in America nel 2010 e ha prodotto danni per milioni di dollari, mentre le segnalazioni in Italia sono più che raddoppiate dal 2012 al 2015. Unica consolazione, non pungono uomini. Dopo la normativa europea che dall’anno prossimo porterà gli insetti sulle tavole italiane, chissà se un modo per fermarle sarà quello di mangiarle…

Aceto per la disinfezione delle forbici da potatura e attrezzi simili

Decisamente più intuitivo l'utilizzo di soluzioni acetiche per la disinfezione delle forbici da potatura e altri attrezzi per evitare la diffusione di malattie fungine e batteriche quali colpo di fuoco e cancri rameali. Anche la preparazione del trattamento è meno problematica: basta diluire 50 ml di aceto all'8% di acido acetico o 30 di prodotto al 14% per litro d'acqua e la soluzione disinfettante è pronta. Anche qui l'ente che ha ottenuto l'approvazione è francese e si occupa della difesa degli spazi verdi. Da segnalare che l'aceto è anche nell'elenco ufficiale dei corroboranti utilizzabili in agricoltura biologica, assieme alla propoli e alle preparazioni biodinamiche, per citare solo due esempi. FONTE  AGRONOTIZIE 

La presentazione del pomodoro SUN BLACK

Questo video è stato girato presso l'Agraria IL PONTICELLO durante la presentazione del pomodoro nero SUN BLACK. Ringraziamo la relatrice Dott. Lucia Paoletti e l' Azienda L' ORTOFRUTTIFERO di loc. Arena Metato Pisa.

Questo video è stato girato presso l'Agraria IL PONTICELLO durante la presentazione del pomodoro nero SUN BLACK. Ringraziamo la relatrice Dott. Lucia Paoletti e l' Azienda L' ORTOFRUTTICOLO di loc. Arena Metato Pisa.

Il pomodoro nero Sun Black frutto della ricerca Italiana, deriva da un progetto sviluppato e coordinato dalla Scuola superiore Sant’Anna di Pisa in collaborazione con le Università di Pisa, Modena, Reggio Emilia e Viterbo. L'obbiettivo raggiunto, è quello di avere concentrato in un unico alimento le proprietà nutraceutiche e benefiche del pomodoro e dei frutti a buccia nera, come il mirtillo e l'uva nera.

 

Il Sun Black, NON è un derivato OGM ma è stato ottenuto con la tecnica dell'incrocio naturale delle specie. I genitori hanno la particolarità, uno di possedere antociani nelle foglie e nel fusto, l'altro di contenerne una piccolissima quantità nella buccia. Dalla loro unione è nato il pomodoro con la buccia nera ricchissima di antociani, potenti antiossidanti utili a contrastare la formazione dei radicali liberi e, quindi, a rallentare il processo di invecchiamento.

 

La polpa del frutto mantiene il classico colore rosso del pomodoro maturo ricco di licopene. In commercio si trovano diverse varietà di pomodori a buccia scura, ma è tale solo per un difetto genetico, dovuto alla mancata degradazione della clorofilla che normalmente avviene durante il processo di maturazione dei frutti. Solo il Sun Black quindi presenta buccia scura per la presenza di antociani.

 

Il pomodoro Sun Black dopo un lungo periodo di sperimentazione, la scorsa primavera è stato lanciato in esclusiva europea dall’azienda l'Ortofruttifero di Pisa che ne detiene tutti i diritti commerciali per altri quattro anni.

La caratteristica di pianta semideterminata (pianta dal contenuto sviluppo vegetativo), ne permette la coltivazione con ottimi risultati anche sul balcone, con la possibilità di scelta tra le due varietà: ciliegino e grappolo.

 

Altro elemento distintivo del Sun Black è la maggiore serbevolezza e la minore sensibilità alla muffa , patogeno che in condizioni “normali” colpisce i pomodori dopo la raccolta.

 

La resistenza si deve proprio al potere antiossidante degli antociani: il pomodoro nero infatti dimostra che il segreto della resistenza ai funghi è proprio nella sua buccia nera.

Piralide del Bosso

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Visto che in molti hanno avuto le piante di bosso attaccate dalla piralide ho pensato di segnalarvi questo link molto interessante da leggere al riguado.  LA PIRALIDE DEL BOSSO  a cura del Servizio Fitosanitario Regione Toscana

Prodotti utilizzabili contro la piralide del bosso

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TAP-TRAP la trappola per la mosca dell' olivo disponibile anche nel nostro negozio

 

Esche da introdurre nelle bottiglie: Acqua 400/500 cl. + Farina di pesce (un cucchiaio) oppure direttamente del pesce (in base alla dimensione 1 o 2 sarde o acciughe, anche avariate). Con tutte e due le soluzioni è bene aggiungere 100 cl. di Ammoniaca liquida.

 

xylosandrus compactus l' insetto che sta devastando le piante di alloro 1.2

xylosandrus compactus l' insetto che sta devastando le piante di alloro 2.2

Acari che corrono sulla pagina inferiore di una foglia di vite

ACARI SU FOGLIA DI ALLORO

Larva di cavolaia minore o rapaiola

La Vespa velutina, un nuovo pericolo
per le api italiane. Andate a leggere le pagine 4 e 5 del documento. Fonte IASMA NOTIZIE

Sfoglia Karpòs Magazine la rivista di "alimentazione e stile di vita". In questo numero in evidenza: Cavolfiori e come sciegliere l'olio.

Cliccando su   IL PUNTERUOLO ROSSO  DELLE  PALME puoi leggere tutte le informazioni divulgate dalla Regione Toscana sul grave problema che crea questo insetto

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